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La TARI ad Albano ha raggiunto livelli record, se ne sono accorti i cittadini a seguito della ricezione del saldo 2016 nel mese di novembre.

Il Comune di Albano è stato finora l’unico ad aumentare la Tariffa dei Rifiuti a seguito dell’incendio sviluppatosi all’interno della discarica di Roncigliano, per coprire i maggiori costi di trasporto e smaltimento conseguenti al conferimento presso la discarica di Aprilia.

Il gettito della TARI deve infatti coprire i costi relativi al servizio di gestione dei rifiuti urbani e costava sicuramente meno sversare nella “buca” sotto casa: meno tempo, distanze ridotte, ecc… eppure l’impegno di spesa pro capite nel 2014 era simile a quello di altri Comuni paragonabili per dimensioni: Genzano (172 euro per abitante), Albano (174 euro per abitante), Marino (176 euro per abitante).

Nel 2016 la delibera comunale sulla TARI prevede un gettito totale di 8.338.506 euro, che diviso per i 41.715 abitanti, fa arrivare il costo pro capite a 200 euro. Questo dato non ha nulla a che vedere con il prezzo realmente pagato da una famiglia di 3 persone che vive in un appartamento di 100 mq nelle principali città italiane nel 2014.

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A Pavona, nella parte amministrata da Albano, la stessa famiglia tre anni fa doveva sborsare 324 euro e nel 2016 è arrivata a pagarne circa 400 euro, mentre nelle città in cui si fa la raccolta differenziata porta a porta diminuisce. 

Analizziamo i risultati prodotti da tali sforzi, sulla base degli ultimi dati disponibili: nel 2015 Genzano era diventato il comune più virtuoso con il 67% di raccolta differenziata, Ariccia era al 62%, Marino al 26%, e Albano al 21%. Difficile evitare la bocciatura, ma sicuramente nel 2016 avremo fatto meglio, grazie all’estensione della raccolta porta a porta al 100% del territorio, ci sono voluti oltre tre anni di sperimentazione e l’incendio dell’impianto di Roncigliano.

Sottoponiamo infine ai lettori alcune perplessità sulla ripartizione della TARI.

La priorità delle politiche di incentivo dovrebbe essere la riduzione degli imballaggi in plastica, in quanto derivato del petrolio non ancora riciclabile al 100%. Gli ecopunti accumulati da chi conferisce gli imballaggi nelle case della plastica possono essere trasformati in sconto sulla TARI, un meccanismo che rischia di premiare chi ne produce di più. Infatti le plastiche avviate al riciclo vanno lavate con conseguente consumo di un bene prezioso come l’acqua e comunque la raccolta supera il fabbisogno, quindi una parte viene bruciata nei termovalorizzatori come combustibile.

Nel 2009 la Regione Lazio aveva previsto un rimborso del 30% per chi si dotava di sistemi di “depurazione” dell’acqua potabile, evitando così il consumo di bottiglie di plastica, con conseguente beneficio per l’intera comunità, oggi chi ha fatto tale investimento deve invece pagare la TARI per intero mentre paga meno chi produce più plastica.

La raccolta porta a porta è una condizione necessaria per adottare la tariffa puntuale, cioè legata alla quantità di rifiuti prodotti, e rendere la TARI più equa. Oggi infatti si paga in funzione degli occupanti e della superficie, con un meccanismo che finisce per penalizzare le famiglie numerose, che non necessariamente producono più rifiuti se fanno scelte tese a ridurre il consumo di imballaggi.

Ormai gli incentivi dovrebbero favorire scelte virtuose di riduzione dei rifiuti, e non pagare per qualcosa che con la raccolta porta a porta dovrebbe essere un fatto acquisito come differenziare la plastica. In pratica paghiamo la raccolta al domicilio, poi quella presso le case della plastica e infine lo sconto per chi consuma imballaggi di plastica. Allora perché non utilizzare tali istallazioni per materiali ben più redditizi come l’alluminio, attualmente raccolto insieme al vetro.

Tali risorse potrebbero essere investite per promuovere l’uso dei distributori di acqua potabile e magari rendicontarne i risultati in termini di plastica risparmiata, giorni di funzionamento e litri di acqua erogata. Altre buone prassi mirate alla riduzione dei rifiuti da diffondere potrebbero essere ad esempio gli incentivi per i pannolini lavabili, facilitare il recupero di generi alimentari deperibili prossimi alla scadenza per fini caritatevoli o la diffusione di prodotti alla spina.

Ci sono voluti quasi 7 anni per avere la raccolta porta a porta e un distributore di acqua microfiltrata, speriamo non doverne aspettare altrettanti per godere dei benefici della raccolta differenziata in termini di riduzione della spesa per i cittadini e della quantità di rifiuti prodotti.

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