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Il Comune di Albano possiede tre società, tutte con problemi finanziari, che erogano servizi di dubbia utilità o comunque con un rapporto costi-benefici svantaggioso. Il rischio è che invece di far pagare il conto ai responsabili si scarichi tutto sui cittadini. Per capire meglio cosa accade proviamo a raccontare i fatti, lasciando le conclusioni al lettore.

L’Albafor è stata recentemente dichiarata fallita dal Tribunale di Velletri. Ma prima di questo triste epilogo si occupava di formazione, ad esempio anche in Basilicata, sarebbe interessante in proposito capire quale fosse l’utilità per i cittadini di Albano.

Il PM che segue le indagini scrive che "l'ex sindaco Mattei fino al 2010 e Marini successivamente, quali sindaci, in violazione della legge, adottavano atti illegittimi al fine di favorire la società Albafor ... creando debito per il bilancio comunale di Albano per circa 8,4 mln di euro". Anche nella cattiva sorte sembra l’ennesima prova di continuità tra le due amministrazioni. Il Comune di Albano è stato indicato dalla Procura di Velletri come “parte offesa”, ma come può costituirsi parte civile al processo se gli imputati sono esponenti di spicco dell’attuale amministrazione?

L’Alba Servizi, ex Albalonga, pur gestendo servizi redditizi come i parcheggi a pagamento, gli asili nido e le farmacie comunali continua a registrare perdite: 136.806 euro nell’ultimo bilancio in nostro possesso (2014). Anche in questo caso, a proposito di utilità, si potrebbe spiegare ai cittadini la scelta di aprire una ludoteca comunale, vista la sovrabbondante offerta nel settore? 

Il testo unico sulle partecipate ribadisce che le amministrazioni pubbliche non possono, direttamente o indirettamente, costituire o mantenere partecipazioni in società aventi per oggetto la produzione di beni e servizi non strettamente necessarie per il perseguimento delle proprie finalità istituzionali.

Il danno non riguarda solo il costo o la qualità dei servizi, perché la gestione dissennata di tutte le partecipate del Comune di Albano ha prodotto un debito che potrebbe mandare in crisi decine di fornitori e banche locali. Ad esempio la Banca Popolare del Lazio ha chiesto il fallimento della Volsca Ambiente spa per il mancato pagamento di un finanziamento di circa 2 mln di euro, facendo venir meno il concordato preventivo in base al quale avrebbero dovuto rimborsare il 65% del debito.

imposte locali

Tali risultati, se il Comune fosse un’azienda e i cittadini fossero gli azionisti, avrebbero portato alla richiesta di dimissioni in blocco del CDA, invece sono tutti saldamente al loro posto. Eppure i residenti di Albano avrebbero qualche motivo per arrabbiarsi, visto che pagano le tasse locali più alte dei Castelli Romani: ad esempio l’IMU continua ad essere deliberata con l’aliquota massima (10,6 per mille), così come l’addizionale comunale sull’IRPEF (0,8 per mille). Per la TARI un appartamento di 100 mq con 3 occupanti ad Albano Laziale paga 401,14 euro, contro i 289,74 di Velletri, dove la gestione dei rifiuti è affidata sempre alla Volsca. I pendolari pagano anche i parcheggi a ridosso delle stazioni di Albano, Cecchina e Pavona, come incentivo al trasporto privato e al traffico.

Il problema non si risolve solo con l'azione repressiva della magistratura, ma occorre l'indignazione e il cambiamento culturale nella maggioranza dei cittadini per uscire dal degrado.

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